Dal 2000 a oggi si parla di un 31% in più di donne che si sono sottoposte ad un intervento di mastoplastica additiva. E se la richiesta di interventi è aumentata bisogna sapere che nel contempo è diminuita la pretesa: si, perchè chi si sottopone all’aumento del seno, desidera risultati più naturali e quindi protesi mammarie più piccole e meno artificiali. Gli impianti protesici di ultima generazione, dopo anni di studi e nuove tecnologie, sono più morbidi al tatto e non devono essere sostituite nel tempo a differenza di qualche anno fa.


Per rendere meglio l’idea, in America li chiamano “Gummy Bear boob jobs” richiamando alla mente la consistenza degli orsetti gommosi. Per chi volesse un risultato ancora più naturale e un “effetto collaterale” positivo, c’è sempre il fat transfer: una tecnica che letteralmente trasferisce il grasso, prelevandolo da una zona del corpo e spostandolo nell’area del décolleté. Ideale per chi desidera un aumento piccolo. Il vantaggio in più è che oltre a rendere la scollatura più generosa, ha un effetto shaping sul resto del corpo. Purtroppo però le magie non esistono e la cattiva notizia è che, il risultato non è definitivo e con il passare del tempo il grasso viene riassorbito dal corpo stesso. Un trattamento quindi che va ripetuto. Infine esiste il dermal filler che, nonostante sia un’ottima strategia per chi volesse ringiovanire la scollatura, non è da considerarsi una vera e propria alternativa. Per ottenere un vero aumento infatti sarebbero richieste molte sedute con un costi molto elevati.

Scoprite le 20 star che si sono sottoposte alla mastoplastica additiva

NESSUN COMMENTO